DAL WORKSHOP DI MILANO

I risultati della ricerca “Quanto costa il Silenzio?” sono molto significativi perché in prima istanza dimostrano quanto oggi in Italia non siano disponibili dati leggibili sulla violenza contro le donne. Questa mancanza costringe chi si appresta ad analizzare il fenomeno ad adottare un approccio di ricerca empirico.

Un secondo elemento estremamente significativo che emerge dall’indagine è il concetto di costi sociali. Un dato semplice che dovrebbe spingere le amministrazioni locali ad adottare almeno una logica costi – benefici. Questa ricerca ben lo evidenzia: Se lo stato investisse di più in prevenzione alle fine noi cittadini per primi risparmieremmo.

Per quanto riguarda la reperibilità dei dati a dimostrare ancora una volta quanto sia drammatica la situazione italiana è che il calcolo dei femminicidi sia fatto dalla Casa delle Donne di Bologna, che a sua volta effettua questa analisi basandosi sugli articoli che compaiono sulla stampa. Lodevole, peraltro, l’impegno e l’accuratezza con cui portano avanti questa importante rilevazione.
A dimostrare grandissima arretratezza è però il fatto che dietro al monitoraggio della violenza non ci sia un organo designato dallo Stato. Per poter intervenire seriamente verso il problema lo Stato deve necessariamente dotarsi di strumenti di rilevazione nazionale, che siano affidabili e i cui dati siano immediatamente leggibili da chi si appresta a intervenire sul fenomeno.